87. Gustavo secondo Adolfo e l'ascesa della Svezia.

   Da: H. A. L. Fisher, Storia d'Europa, volume secondo, Laterza,
Bari, 1955

 L'intervento di Gustavo secondo Adolfo e del suo forte esercito
nella guerra dei Trent'anni suggell il crescente espansionismo
della Svezia nell'Europa settentrionale e rappresent l'inizio di
un'egemonia che la nazione scandinava avrebbe esercitato sul mar
Baltico fino al secondo decennio del secolo diciottesimo. In
questo brano lo storico inglese Herbert Albert Laurens Fisher ci
parla della forte personalit, degli scopi e dei successi militari
del sovrano che inaugur questo periodo aureo per il regno
svedese.


   Da qualunque punto di vista si voglia considerarla, la figura
di Gustavo Adolfo di Svezia ci appare alta e luminosa. Brillante
linguista - parlava infatti otto lingue -, grande soldato e
istruttore di soldati, statista di ambizioni ampie ma non
inattuabili, sincero, appassionato e semplice credente nella fede
ereditata dai suoi padri, Gustavo fu superiore agli altri statisti
della sua epoca per energia, semplicit e integrit di carattere.
Generalmente parlando, i due grandi motivi che diressero la sua
vita furono la patria e la fede. Per la Svezia egli desiderava una
partecipazione sicura, non molestata e predominante, nel commercio
del Baltico e a tale scopo, e anche come scudo contro Russia e
Polonia, una lunga striscia della costa baltica meridionale; per
il protestantesimo tedesco, la vittoria contro i cattolici e un
territorio pi ampio, al sicuro da ogni attacco.
   Pass guerreggiando la sua matura giovinezza. Combatt i
danesi, i russi e pi tardi Sigismondo Vasa, il cattolico re di
Polonia [1587-1632], appartenente alla stessa sua famiglia, che
aspirava a governare la Svezia imponendovi la fede romana. In
queste difficili guerre sotto gl'inclementi cieli polacchi,
Gustavo si foggi lo strumento che lo rese famoso negli annali
della storia militare.
   L'esercito svedese, di cui facevan parte molti gagliardi
scozzesi, aveva cinque caratteristiche importanti: i soldati
portavano un'uniforme; i reggimenti erano piccoli ed equipaggiati
in modo da potersi spostare rapidamente; una leggera artiglieria
mobile da campo, facile da maneggiare e brillantemente manovrata,
rafforzava la fanteria; i moschetti erano di tipo superiore a
quelli generalmente in uso; la cavalleria, invece di galoppare
incontro al nemico, scaricando le pistole secondo l'uso olandese
per poi tornare indietro a ricaricarle, muoveva all'assalto ad
arma bianca. A questi vantaggi, la virt del comandante dava una
efficacia incalcolabile. Regolando ogni particolare, condividendo
ogni difficolt, accettando qualunque rischio, valendosi di ogni
opportunit, Gustavo animava i suoi rapidi e focosi seguaci a
sopportare, obbedire e, se necessario, morire.
   Prima dell'importante trattato [di Brwalde, 1631] con la
Francia [grazie al quale la Svezia avrebbe ricevuto sostanziosi
aiuti], Gustavo era gi a sud del Baltico e ben stabilito nella
Prussia orientale e nella Polonia occidentale. Se mai aveva
nutrito dubbi circa l'opportunit di una campagna in Germania per
la limitazione del potere imperiale, tali dubbi furono dissipati
da manifesti segni d'ostilit da parte di Ferdinando. Sostenendo
che l'impero di Svezia apparteneva per diritto al membro cattolico
della casa dei Vasa governante in Polonia, l'imperatore rifiut di
riconoscere a Gustavo il titolo di re. Non ci voleva molto a
capire che dietro questo rifiuto si celava un piano di
restaurazione cattolica nella Svezia nella persona del re polacco
Sigismondo.
   Quando Wallenstein si fu impadronito della Germania
settentrionale, procedendo in seguito ad assediare Stralsund,
Gustavo giudic ch'era giunto il momento d'intraprendere un'aspra
lotta per la Svezia e per la fede. Ferdinando gli era nemico per
tre diverse ragioni: come amico della Polonia, come campione della
chiesa romana e come diretto pretendente alla potenza nel Baltico
- e tutta la Germania sembrava ai piedi di Ferdinando. Ma,
nonostante le sue ampie e generose vedute e il suo sogno di creare
una federazione protestante nella Germania, l'invincibile
monarca, baluardo della fede protestante, leone del nord, terrore
dell'Austria, Gustavo Adolfo non riusc meglio dei danesi a
risolvere il tormentato problema di dare ai tedeschi la pace
religiosa.
   Agli studiosi d'arte militare di tutta Europa, non ultimi
quelli d'Inghilterra e di Scozia, come la guerra civile doveva
presto dimostrare, il metodo di Gustavo serv come modello. La sua
rapida campagna vittoriosa nella Germania settentrionale, la sua
schiacciante vittoria sull'esercito, superiore per numero, di
Tilly a Breitenfeld (17 settembre 1631), l'avanzata delle armi
protestanti su Praga a oriente, e su Magonza e Worms a occidente,
la sconfitta finale di Tilly sul Lech, e l'ingresso di Gustavo a
Monaco, formano un complesso di imprese abbaglianti che per molto
tempo suscitarono l'ammirazione europea. In meno di due anni le
fortune delle due dottrine rivali eran state violentemente
capovolte.
   Ma nella vittoria svedese v'era pi apparenza che sostanza. Un
esercito straniero malpagato che viva sfruttando il paese non pu
essere popolare. I protestanti tedeschi erano restii a sostenere
una potenza di cui sospettavano con buone ragioni che tendesse a
conquistare territori tedeschi. Contrariamente alle speranze di
Richelieu, i cattolici, esasperati dal sistematico saccheggio
delle brigate giallo-azzurre, videro negli svedesi non degli
amici, ma dei nemici, cosicch, invece di muovere unite contro
Ferdinando, Svezia e Baviera si gettarono l'una contro l'altra. Da
questo conflitto Gustavo usc vittorioso. Ma doveva ancor fare i
conti con un esercito imperiale, nuovamente raccolto e guidato da
Wallenstein, abbastanza forte per cacciare i sassoni dalla Boemia
e che, dopo la sua unione con le forze di Massimiliano, contava
ben 60.000 uomini. A Norimberga, Gustavo, misurandosi contro il
grande boemo, subiva la sua prima sconfitta; e, bench se ne
rifacesse sul sanguinoso campo di Ltzen (16 novembre 1632), a
poco giov il coraggio degli svedesi, poich il loro re, senza che
essi lo sapessero, era caduto combattendo. Io sono il re di
Svezia, disse, a quanto pare, ai corazzieri che gli chiedevan chi
fosse, mentre giaceva al suolo mortalmente ferito, e consacro col
mio sangue la causa della religione e della libert tedesca.
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